Caro Medole,

è stato probabilmente il pensiero e l’operare di un “paese moderno” quello che già agli inizi del 1900 ha portato alla necessità di costruire le scuole elementari a ridosso del fossato dell’antico castello, permettendo così anche l’abbattimento delle case sul lato opposto per ottenere un ampio cortile interno all’edificio scolastico. 

È lo stesso pensiero che ha portato, poco tempo dopo, alla demolizione dell’antico teatro per far spazio ad un cinema mai utilizzato, ma considerato fin da subito indispensabile per rendere Medole, ancor più un “paese moderno”. 

Allo stesso modo serviva un impianto di riscaldamento moderno per rimanere al passo coi tempi.  E dove poteva essere posizionato se non nel torrione del castello sventrato appositamente con tre finestre?

Passiamo ora alla viabilità del paese, seriamente compromessa dalla seriola Marchionale che, com’è noto, divideva “ipoteticamente” il paese in due zone, occupando uno spazio troppo ampio. E fu così necessario coprirla e costruire una strada in pieno centro dove poter sfrecciare ai 50/60 km l’ora per stabilire ancora una volta la modernità dei tempi.

Fu poi la volta della storia, a noi cara, e di un luogo sacro, anche all’Europa, dove morirono italiani, francesi, austriaci, ungheresi, algerini ecc. Abbiamo trasformato quel luogo sacro in un “gruviera”, da cui ricavarne ghiaia, quella “buona”, perché c’era chi l’aveva lavata col sangue.

Non per ultimo, mi duole citare, il giardino di palazzo Ceni. Come poteva essere sfruttato? Quale vantaggio si poteva cogliere per permettere alla modernità di farne parte? Costruiamoci una bella biblioteca, dove si può comodamente leggere un libro ed ascoltare la pioggia che cade nei giorni d’autunno, osservandone le goccioline. Osservandole? Sentirle, sarebbe opportuno specificare. Sulla pelle, esattamente, quando cadono dentro. E per una biblioteca che nasce, un palazzo adibito a comune muore, in solitaria, lasciato vuoto e inutilizzato.

Ad oggi, è il viale caro a noi medolesi, oggetto di cronaca e di dibattito tra chi lo vuole mantenere stretto al ruolo di fedele compagno di camminate e lunghi riposi sotto la frescura degli alberi e chi lo vuole smantellare e renderlo un posto auto efficiente per i negozi intorno. 

La realtà ci insegna però che l’unica cosa che viene a delinearsi è un paese che trasforma il suo aspetto originale, patrimonio anch’esso storico, per adeguarsi ad un ammodernamento in cui entrano in gioco gli amministratori del bene comune ai quali indirettamente si chiede di agire per il bene del paese. Le scelte degli amministratori sono fondamentali e saranno sottoposte anche al giudizio dei posteri.

È bene allora che i cittadini liberi comincino a porsi e a porre domande, a chiedere spiegazioni, delucidazioni in merito all’agire dei singoli e delle amministrazioni. E aggiungo: “Era ora!”

Concludendo, cito il grande storico dell’arte Philippe Daverio: “Cari sindaci d’Italia il futuro delle prossime generazioni è nelle vostre mani”.

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