La Palazzina e il giardino perduto.

 

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«L’ultimo lotto da completare per il quale si sta lavorando ora è la palazzina nuova che verrà costruita al fondo del giardino…
Vorremmo partire da questa frase apparsa nell’articolo dell’11 luglio riferito all’imminente conclusione dei lavori di palazzo Ceni a Medole per fare alcune riflessioni.
Riteniamo che per capire molte cose ci basta il termine “Palazzina”, che nella mente subito accostiamo ad un mondo di “edificetti” di scarso valore architettonico che venivano costruiti nella seconda metà del ‘900 senza preoccuparsi minimamente del contesto storico-artistico. In quegli anni la società e le sue necessità erano differenti da quelle odierne; costruire tanto e velocemente per sopperire alla richiesta, senza badare troppo alla “roba vecchia” che è solo un intralcio al progresso rappresentato dal costruire.
Ma c’è un problema! Forse alcune persone non si sono accorte che il contesto è cambiato! Che le necessità sono diverse e che il pensiero che dominava i primi venticinque anni del dopoguerra ha prodotto semplicemente una gran quantità di brutture e mostri che hanno ferito il nostro paese, creando più danni che benefici.
Ed eccoci a Medole, un paradiso perduto dove tutto è possibile, anche quello che non dovrebbe!
Palazzo Ceni posto nella piazza centrale del paese è oggetto di un difficile e lungo intervento di restauro che vorrebbe trasformarlo anche in una “casa della cultura”, la cultura monoculare che vige a Medole, quella cultura dettata dalla torre del castello alla quale non è possibile opporsi.
Quella cultura che pensa bene di estirpare l’ultimo dei giardini storici presenti nel cuore del paese distruggendone l’impianto con le presenze arboree, il casino neogotico, la sua collinetta e il bellissimo gazebo dei primi del ‘900, per costruirvi un edificio di dubbio valore architettonico.
La nuova Palazzina andrebbe a distruggere l’impianto del giardino romantico esistente se pur conservando alcuni alberi monumentali presenti, che si troverebbero affiancati o incastrati nella costruzione.
Il punto forse sta nella definizione di bene artistico culturale… noi riteniamo che è cultura il palazzo, lo sia anche il giardino con la sua conformazione e il suo disegno, e che come tale vada conservato o per lo meno considerato. Costruendo il nuovo edificio si deve mettere in conto che si va a distruggere un bene che era già fruibile dai cittadini così com’era! È necessario? Ed è l’unica soluzione per costruire un ampliamento di soli 200 metri quadrati?
Il palazzo vive con il suo giardino e viceversa, l’uno è ciò che sta attorno all’altro, il giardino visto dal palazzo, il palazzo visto dal giardino.
Qui non si è ancora capito che per conservare un oggetto, un palazzo, è necessario conservare anche lo “spirito del luogo” che lo circonda, quello che gli sta attorno è forse più importante dell’oggetto stesso perché permette di percepirlo veramente e non farlo sembrare una cattedrale nel deserto! Questo è quello che cerchiamo quando andiamo in Toscana, nel Salento o sulle alpi alla ricerca di paesi incontaminati, dove non esistono magari grandi architetture, ma l’insieme del contesto ben conservato ci fa capire anche senza saperne spiegare il motivo, che questo è bello!
Ma da noi probabilmente tutto è diverso, qui gira in modo strano o forse non si è coscienti delle bellezze che ci circondano, e delle potenzialità che esse potrebbero avere per il nostro paese!
Questione di prospettive, di ciò che si vede e di ciò che si vuole vedere!

Opporsi a questo ad oggi è stato inutile anche appellandoci in lungo e in largo… come sempre chi comanda non vuol mai sentire chi non è in accordo con le sue idee!
Il problema e che voi andrete, noi andremo…ma le cazzate resteranno!

Genius Loci Medole

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